Louisiana, Mississippi e Tennessee

Un viaggio nel Profondo Sud degli Stati Uniti all’insegna della musica jazz, blues e country.

Per la nostra quarta volta negli States decidiamo di regalarci una settimana alternativa on the road in Louisiana, Mississippi e Tennessee.
Partiamo da Fiumicino al mattino con un volo Delta e dopo uno scalo ad Atlanta ci imbarchiamo per New Orleans, dove spostiamo le lancette indietro di sette ore rispetto all’Italia. Alloggiamo al Best Western Plus French Quarter, consigliato per la vicinanza al quartiere francese e alle principali attrazioni della città. Il primo impatto con New Orleans non è dei migliori. Ci dirigiamo nella via più famosa e turistica, Bourbon street, ma ne rimaniamo delusi. Il fetore è insopportabile e la via si presenta come un’accozzaglia di locali semivuoti dove molesti buttadentro cercano di convincerti a entrare per un drink o un sandwich. Ma come l’esperienza insegna non bisogna limitarsi al primo impatto con una città. Scopriamo infatti Frenchmen Street, nel quartiere di Faubourg Marigny, dove ci recheremo tutte le sere successive, consigliata alternativa a Bourbon street. Se in quest’ultima vige il caos e il degrado più totale, in Frenchmen street abbiamo respirato la vera anima di New Orleans. Locali carini dove ascoltare jazz, un ottimo ristorante di cucina libanese (il Mona’s Cafe) e un mercatino di artisti di strada che vende di tutto (ottimo posto dove portare a casa qualche souvenir). Da ogni locale fuoriesce musica, consiglio su tutti lo Spotted Cat music club, con bevande servite in bicchieri di plastica e ingresso libero. Il giorno seguente visitiamo il Garden district, quartiere residenziale a ovest del centro storico con viali alberati e graziose villette. Qui si trova il vecchio cimitero di atmosfera gotica Lafayette numero 1. L’ingresso è libero a differenza del più centrale St Louis numero 1 dove da qualche anno è obbligatoria la visita guidata autorizzata al costo di 20 dollari a persona. Passeggiamo lungo Magazine Street con le sue graziose boutique e gallerie d’arte e pranziamo da Surrey’s Juyce Bar. Nel pomeriggio esploriamo il French Quarter per ammirare le famose ringhiere in ferro battuto delle case lungo Royal Street e la storica Jackson Square, dall’atmosfera decisamente europea. In ogni angolo artisti di strada più o meno improvvisati suonano della musica jazz.
L’ultimo giorno a New Orleans lo trascorriamo in gran parte all’interno del National World War II museum, tre grandi padiglioni con tema la seconda guerra mondiale. Le installazioni di questo museo come la ricostruzione dei boschi innevati delle Ardenne o la passeggiata fra le rovine di Dresda sono molto realistiche. Saliamo poi sul tipico streetcar cittadino per raggiungere nuovamente il French Quarter e concederci una passeggiata al tramonto lungo il fiume Mississippi. Ceniamo al Gumbo Shop, dove proviamo i piatti tipici della cucina cajun come il Gumbo (saporita zuppa di riso con gamberi e granchi o salsiccia Andouille) e il Po’ Boy, un sandwich tipico della Louisiana imbottito di gamberi fritti o roast-beef e salse.
La mattina seguente ritiriamo la nostra Nissan prenotata dall’Italia in un noleggio Avis a pochi chilometri dall’hotel e ci dirigiamo verso la prima tappa di questa lunga giornata che ci porterà a macinare tanti chilometri.. Ci aspetta un tour guidato alla Whitney plantation (http://whitneyplantation.com/), una delle tante case coloniali con annesse piantagioni di canna da zucchero presenti lungo il fiume Mississippi. Abbiamo scelto la Whitney anche se meno conosciuta della vicina e più famosa Oak Alley Plantation (quella del film “Intervista col vampiro”) in quanto è l’unica in cui viene approfondito il tema della schiavitù a differenza delle altre che si soffermano esclusivamente sulla storia della famiglia che le hanno abitate. E’ stato istruttivo e al tempo stesso commovente vedere in quali condizioni versavano gli schiavi e a quali ritmi lavorativi dovevano sottoporsi. La Whitney è un vero e proprio centro di ricerca storica sulla vita degli schiavi. Ci fermiamo a pranzare a St. Francisville, graziosa cittadina americana stile Desperate Housewives con case e giardini ben curati poco distante dal confine con lo stato del Mississippi. L’attrazione principale qui è la Myrtles Plantation, la cui casa padronale dicono essere infestata tutt’ora dagli spiriti (vengono organizzati nei weekend dei mistery tour serali)

MISSISSIPPI

Lasciamo St. Francisville ed entriamo in Mississippi. Il navigatore ci fa prendere una strada alternativa e ci ritroviamo per caso nei boschi della Homochitto National Forest, abitati da generazioni di boscaioli. Lungo la strada incrociamo solo truck che trasportano tronchi d’albero. Ogni tanto incontriamo qualche casa mobile posteggiata in una radura fra i boschi, con la loro cassetta delle poste in legno sbilenca che pende sulla strada e la veranda buia in cui si intravede una sedia a dondolo. La voce e la musica di Bruce Springsteen ci accompagnano lungo questo suggestivo tragitto che rimarrà una delle immagini più vivide nei nostri ricordi di viaggio. Dopo una cinquantina di chilometri fuori dal mondo ripiombiamo sulla Highway 61 diretti a Clarksdale. Qui il paesaggio cambia rapidamente, si passa dai boschi del sud alle vaste pianure desolate e monotone del nord del Mississippi. Arriviamo alla nostra meta poco prima del tramonto: lo Shack Up Inn presso cui alloggiamo vale il viaggio. Si tratta di una vecchia piantagione ora riadattata a Bed&Breakfast (o come amano definirlo i proprietari Bed&Beer), un posto unico circondato da campi di cotone con vecchi silos e capanne dei mezzadri riadattati a camere. Per la serata andiamo in auto a Clarksdale nel locale di proprietà di Morgan Freeman, il famoso Ground Zero blues club, dove ci godiamo un concerto blues mangiando croccante pollo fritto e bevendo birra artigianale. Al ritorno dal locale passiamo sotto la celebre insegna con tre chitarre all’incrocio tra la Highway 61 e la 49 dove la leggenda vuole che il grande musicista blues Robert Johnson abbia venduto l’anima al diavolo in cambio della capacità di suonare la chitarra come nessun altro.
Il giorno dopo veniamo svegliati molto presto da un rombo, è un aereo di quelli usati per irrigare i campi che sta sorvolando il complesso a bassa quota. Esco di corsa per immortalare il momento, sembra davvero un film e non mi voglio perdere la scena. L’alba che illumina il cielo, i campi di cotone e un aereo che irriga le coltivazioni (o più probabilmente le fertilizza ma è più poetica la prima ipotesi). Sembra la scena iniziale del film Pearl Harbor!

TENNESSEE

Ripartiamo destinazione Graceland, la casa dove abitò il mito, Elvis Presley. Graceland si trova a sud di Memphis, nel Tennessee, stato nel quale entriamo dopo circa un’oretta di auto da Clarksdale. E’ l’attrazione più visitata degli Stati Uniti. Consiglio di comprare i biglietti on line anche la sera prima per evitare la fila all’ingresso, noi abbiamo scelto la Elvis experience che oltre a comprendere l’ingresso nella sua casa permette l’accesso a diverse mostre interessanti tra cui la sua collezione privata di auto, i suoi vestiti e i vari riconoscimenti e premi ottenuti durante tutti gli anni di attività. Inoltre con 5 dollari in più si può accedere al Lisa Marie, l’aereo che Elvis usava per spostarsi durante i concerti e che ora si trova parcheggiato dall’altro lato della villa. Nel pomeriggio ci spostiamo al Lorraine Motel, teatro dell’omicidio di Martin Luther King avvenuto il 4 aprile del 1968 sul terrazzo di fronte alla sua stanza. Ora il motel ospita un interessante museo sui diritti civili e sulla vita di M.L. King (è possibile osservare la stanza nella quale alloggiò). Dopo un breve giro a piedi per Beale Street, la via più famosa di Memphis che non ci entusiasma particolarmente, e un passaggio veloce di fronte agli storici Sun Studio ripartiamo per Waynesboro, minuscola cittadina in mezzo alle verdi campagne del Tennessee. Lungo la strada ci fermiamo a magiare al Joe’s Restaurant a Bolivar, tavola calda a gestione famigliare tipicamente americana. I nostri compagni di cena sono tre arzille ultraottantenni che divorano hamburger enormi e lo sceriffo del paese.
Dormiamo al motel Hurricane Inn (non proprio di buon auspicio con l’uragano Florence che minaccia la costa est non troppo lontano da qui) e la mattina seguente prendiamo la Natchez Trace Park Highway, una strada storica e paesaggistica lunga 444 miglia che collega Natchez in Mississippi a Nashville in Tennesse. Noi percorreremo solamente la parte finale (circa 73 miglia). Attraversiamo verdi campagne e rigogliosi boschi con qualche tappa intermedia per vedere una fattoria del tabacco e una piccola cascata fino ad arrivare al momento enogastronomico più atteso della vacanza: il brunch al Loveless Cafè, un vecchio motel riadattato a pasticceria e ristorante alle porte di Nashville. E’ talmente famoso fra gli americani che in media ci vuole come minimo tre quarti d’ora di attesa prima di sedersi. I cookies accompagnati dalle confetture di loro produzione non sono per niente male! Entriamo a Nashville nelle prime ore del pomeriggio e ci tuffiamo nella movida della Lower Broadway, non prima di aver fatto tappa da Cooter’s Place, un negozio/museo che raccoglie numerosi cimeli legati al telefilm Hazzard, tra cui la fiammeggiante Generale Lee. La Lower Broadway è l’epicentro della musica country, nei locali suonano a tutte le ore, i musicisti non sono pagati dal locale ma guadagnano solamente con le mance del pubblico. Nashville rappresenta un trampolino di lancio per tutti quei cantanti che cercano di sfondare e che sperano di essere ascoltati da qualche produttore musicale. E’ una Las Vegas della musica e a noi è piaciuta tantissimo. Quando i locali sono molto affollati potete entrare senza prendere da bere (non è obbligatorio), valutare se il cantante sul palco in quel momento vi piace oppure dirigervi verso un altro locale. Noi abbiamo fatto così finchè abbiamo trovato l’Honky Tonk, un meraviglioso locale su tre piani dove su ogni piano suona un gruppo diverso. Per cena consiglio l’Acme Feed & Seed (101 Broadway), un vecchio magazzino agricolo a quattro piani del 1875 ristrutturato e trasformato in un pub dove mangiare ottime ribs e ascoltare musica dal vivo. La vista dal rooftop sul Cumberland River e su Broadway è unica!
La mattina seguente visitiamo il Johnny Cash Museum che ospita la più grande collezione al mondo di cimeli legati alla figura del famoso cantante country. Il museo è piccolo, si visita in un’ora a meno che non si voglia lasciarsi trasportare dalla musica di Johnny Cash ascoltando con delle cuffie i tanti file multimediali che si trovano all’interno del museo. In questo caso potrebbe volerci anche una mattinata intera. Ci diamo poi allo shopping entrando nei numerosi negozi di dischi musicali e di abbigliamento country (soprattutto cappelli da cowboy e stivaloni in pelle). Sono le undici di mattino e iniziano già a suonare, che città meravigliosa! Riprendiamo la macchina e ripartiamo direzione aeroporto per prendere il volo che dopo uno scalo ad Atlanta ci riporterà in Italia.

Un grazie per il contributo a Marcello Lombardi.

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